5 cose da sapere sulle letterature africane
Introduzione
L’Africa è davvero grande: i suoi confini potrebbero contenere gli interi territori di Europa, Cina, Stati Uniti, Giappone e India messi assieme. È un continente in cui da millenni convivono innumerevoli popoli, lingue e culture. Eppure, nonostante questa pluralità, spesso, quando si parla di libri, sentiamo parlare di “letteratura africana”, al singolare.
In Italia, purtroppo, conosciamo pochissimo di queste letterature. A scuola non le studiamo e, a parte qualche nome di scrittori e scrittrici celebri come Chinua Achebe, Abdulrazak Gurnah e Chimamanda Ngozi Adichie, sappiamo citarne pochi altri. Per decenni anche il mondo dell’editoria italiana ha guardato altrove.
Oggi le cose stanno cambiando: grazie al lavoro di chi studia, di chi traduce e di chi pubblica, stiamo scoprendo le nuove voci del continente e i grandi titoli del passato.
Tuttavia, accostarsi alle letterature africane senza strumenti adeguati può rivelarsi dispersivo, o addirittura respingente, visto che molte opere sono lontane dai canoni letterari italiani.
Con questo articolo vogliamo condividere alcuni consigli, che noi stessi seguiamo, per accompagnarti nel tuo personale incontro con le letterature africane.
1. Letterature africane, al plurale
Come tutte le letterature del mondo, anche quelle africane si rifanno ai propri contesti, alle proprie lingue, storie, religioni, strutture sociali, memorie orali e popolari.
Le letterature del Maghreb hanno altri riferimenti storici rispetto alle letterature dell’Africa centrale, così come le isole di Capo Verde raccontano esperienze profondamente diverse rispetto a quelle del Corno d’Africa.
Ci sono scrittrici nigeriane che riflettono sulla diaspora afroamericana; poeti somali che si rifanno alla tradizione araba; scrittori senegalesi, come Sembène Ousmane, che indagano la società in cui vivono con sguardo poetico e politico.
Racchiudere tutto questo sotto una sola etichetta è come parlare di “letteratura europea” includendo Joyce, Dostoevskij, Dante e Hugo, come se condividessero un unico orizzonte.
📌 Il primo consiglio è: ricordiamoci dei diversi contesti culturali e riferiamoci sempre alle letterature africane, al plurale.
2. La lingua delle letterature africane
Una delle domande che ci viene fatta più di frequente è: "In che lingua sono scritte le letterature africane?". La risposta è tutt’altro che banale.
La maggior parte delle letterature africane nasce in epoca coloniale, in contesti educativi dominati dalle lingue dei colonizzatori, come l’inglese, il francese e il portoghese. Con l’arrivo delle lingue coloniali, le storie che prima venivano narrate oralmente incontrano la forma scritta.
Le prime opere pubblicate da scrittrici e scrittori africani erano scritte nelle lingue coloniali: lingue imposte, ma anche rielaborate, piegate, ibridate. Un esempio su tutti è Un bambino nero di Camara Laye, dove il francese assume ritmi e strutture che si rifanno alla tradizione orale della Guinea.
Il tema della lingua si incontra spesso nelle letterature africane. Fin dagli anni ’60 ci sono stati scrittori che hanno rifiutato l’uso delle lingue europee, preferendo quelle autoctone. Da allora molte autrici e autori hanno scelto di scrivere in lingue africane, rivendicandone la dignità e l’indipendenza letteraria.
📌 Il nostro secondo consiglio è: quando leggi letterature africane, presta attenzione a che lingua è usata, come e perché. Dietro alle parole si potrebbe nascondere molto di più.
3. Non chiamiamolo "realismo magico"
Un errore comune è riferirsi agli elementi contenuti in alcune letterature africane come esempi di "realismo magico". Questa definizione, infatti, è nata per descrivere delle specifiche opere della narrativa sudamericana del Novecento, ed è spesso usata per etichettare le narrazioni in cui elementi del reale si mescolano a elementi fantastici.
Molte scrittrici e molti scrittori africani rifiutano questa definizione, per due motivi.
Il primo motivo è che in molte culture africane la distinzione tra ciò che è reale e ciò che è spirituale è sfumata. Il mondo dei vivi convive con quello degli spiriti. Non è magia: è il mondo così com’è percepito culturalmente. In Soncente di Orlanda Amarilís, ad esempio, la presenza di un fantasma non è un espediente narrativo e non sorprende i personaggi, perché è parte della loro realtà e del folklore capoverdiano.
Il secondo motivo è che le scrittrici e gli scrittori africani rivendicano l’uso di definizioni originali, nate per descrivere e valorizzare le letterature del continente. Per loro, usare definizioni prese in prestito da altri luoghi significa svalutare la capacità creativa delle letterature africane.
📌 Il terzo consiglio è quindi di evitare definizioni improprie come quella di “realismo magico”, perché rischiano di appiattire la complessità delle letterature africane, facendoci perdere di vista le radici culturali profonde da cui nascono questi testi.
4. Non aspettarti solo storie di sofferenza
Libri, pubblicità e persino documentari ci hanno abituato a pensare l’Africa come luogo di dolore. Un continente fatto di povertà, guerre, sfruttamento, epidemie. Questa visione pessimistica dell’Africa influenza anche il nostro immaginario letterario: ci aspettiamo storie di sofferenza, testimonianze dolorose e cronache di sopravvivenza.
Ma le letterature africane sono molto più varie di così.
Certo, trattano anche di conflitti e di traumi, ma li articolano assieme ai temi più disparati, con toni che vanno da quello simbolico della fantascienza a quello introspettivo della riflessione esistenziale.
Per esempio Il testamento del sig. Napumoceno da Silva Araújo di Germano Almeida è un romanzo tragicomico, dove il registro “da avvocato”, caratteristico del gergo legale, si intreccia con quello umoristico, tipico dell’“ironia triste” dei capoverdiani.
📌 Il nostro quarto consiglio è di leggere le letterature africane per rieducare il nostro sguardo sull’Africa, liberandola dall’immaginario pessimistico a cui è stata relegata.
5. La trappola dell'esotismo
“L’Africa è così affascinante, così autentica, così ricca di colori…”
Dietro queste frasi, apparentemente innocue, si nasconde una forma di riduzionismo esotico. Sono frasi pronunciate in buona fede, che però celano un atteggiamento che trasforma ciò che non si conosce in oggetto di meraviglia, semplificandolo e svuotandolo della sua complessità.
📌 Quinto e ultimo consiglio: attenzione a non ridurre le letterature africane a una cartolina.
Noi di Tulemond ci impegniamo a raccontare e pubblicare le letterature africane seguendo questi cinque punti.
Trovi i nostri titoli di letterature africane qui. Se desiderli leggerli tutti, abbiamo preparato un percorso di lettura che potrebbe interessarti:
Buone letture 😊